I crash-test oggi

Molti credono ancora che i crash-test siano finalizzati alla ricostruzione degli incidenti stradali. Raramente è possibile che una qualche specifica sessione sia mirata a questo scopo, come è stato il caso negli anni ’90 per verificare alcune procedure di calcolo della collisione e più recentemente per verificare il calcolo dell’urto di striscio. Nella maggior parte dei casi lo scopo non è questo e infatti il DTC dedica solo l’ 11% della sua attività alla ricostruzione degli incidenti stradali: ne abbiamo avuto conferma ed un’ottima dimostrazione durante la nostra ultima visita al DTC (Dynamic Test Center di Vauffelin, Canton Berna, Svizzera) di cui ho appena riferito nell’articolo “Formazione 2019”. 

Crash-test del DTC: studio delle sollecitazioni degli occupanti, dei sedili e dei differenti ancoraggi e airbag.

In questi recenti crash-test del DTC, a cui abbiamo assistito con l’Accademia di infortunistica stradale forense della CEEGIS, gli obiettivi erano quelli di raccogliere dati per lo studio progettuale della sicurezza degli occupanti nei futuri veicoli autoguidati (veicolo verde).

  Gli ultimi crash-test del DTC con barriere di sicurezza di vari tipi di autovetture e di camion, test costosissimi, avevano un altro scopo: studiare il comportamento strutturale di ogni elemento delle barriere, piantane e relative staffe di assorbimento e di supporto comprese, per giungere allo sviluppo di algoritmi capaci di simulare in ogni dettaglio tali manufatti negli impatti e le deformazioni conseguenti, ovvero essere in grado di testare le barriere di sicurezza nella simulazione informatizzata e, solo una volta raggiunti progettualmente i risultati voluti, sottoporre il prototipo del manufatto ad un’ultima verifica pratica di omologazione. A Biel/Bienne questa simulazione oggi è realtà e permette, a costi ragionevoli, tanto a livello di progettazione che di analisi peritale, esami scientifici fino ad oggi impossibili senza tali algoritmi. Portando così la simulazione nelle operazioni di progettazione si riducono i costi ed i tempi di questa notevolmente e, contemporaneamente, si elimina tutta una serie di test preventivi superandoli con l’analisi al computer.

La simulazione DTC (norma EN 1317): Auto 1500 kg, impatto a 20° e 110 km/h / Camion 10 t, impatto a 15°.

Per chi si dice specialista della materia, non rimane che guardare questa realtà con grande umiltà: i crash-test seri, quando vi si può accedere, non si vanno a vedere come se si assistesse ad un qualsiasi auto o moto show ma si seguono per comprenderne gli scopi, comprenderne i dati, le risultanze e le possibili applicazioni. Si seguono per capire cosa e quanto, i veri specialisti di questa ricerca, possono dare anche a noi per la ricostruzione. 

Come capire quando un crash-test è ricerca seria e quando invece è solo scena o quasi?
Lo si vede abbastanza subito se, prima del crash, è data la possibilità di conoscere tutti i punti monitorati ed il metodo di monitoraggio di ciascuno di essi (fotocamere ad altissima frequenza, punti di misura estensimetrica, sistema di rilevazione delle velocità, ecc.) e se dopo il crash questi dati o la loro elaborazione vengono poi resi noti. 
Un altro elemento per noi importante sono i dati di analisi delle sollecitazioni degli occupanti: se il crash-test è privo di dummy (manichini che rispecchiano costruttivamente le caratteristiche meccaniche e di massa del corpo umano e che dispongono di tutti i necessari sensori per monitorarne le sollecitazioni durante l’impatto), il crash-test è sterile a priori e pressoché inutile ai nostri fini ed a quelli della sicurezza in generale. 

Fonte: https://www.balestra.ch/219-crash-dtc-2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.